Francesco Biangardi

La Vita e l'Arte dello Scultore

Francesco Biangardi, nato a Napoli nel 1832, derivava da una tradizione di “presepari” napoletani, ma aveva dimostrato un particolare talento, tanto che si dice abbia studiato all’Accademia d’Arte di Roma. 

All’indomani dell’Unità d’Italia lo troviamo a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, dove rimase per una decina d’anni sino al 1873.

In seguito, trasferitosi a Mussomeli, vi aprì una bottega d’arte insieme al figlio Vincenzo (appena dodicenne). I due Biangardi, padre e figlio, produssero in quegli anni tante opere di arte sacra – tra cui il veneratissimo simulacro della Madonna dei Miracoli che si conserva nella chiesa di san Domenico a Mussomeli – lasciando una forte testimonianza della loro capacità artistica.

Nel 1886 Francesco Biangardi si trasferì con tutta la famiglia a Caltanissetta perché erano aumentate le commissioni del capoluogo: erano gli anni del boom economico, del grande commercio degli zolfi. 

La pietà popolare degli zolfatari si concretizzava proprio negli anni dei più gravi disastri minerari con la commissione ai Biangardi di alcune delle sedici Vare che sfilano nella processione del Giovedì Santo a Caltanissetta: la “Veronica” nel 1883 e la “Flagellazione” nel 1888 con il danaro raccolto dagli operai scampati al disastro di Gessolungo, la “Scinnenza” commissionata nel 1885 dagli zolfatai della miniera Tumminelli, il “Sinedrio” per gli uomini della zolfara Testasecca nel 1886, la “Condanna” costruita su richiesta dell’amministrazione della miniera Trabonella nel 1902.

Scolpì anche alcune mirabili opere in pietra: le sculture della facciata della Chiesa di San Sebastiano sulla piazza principale di Caltanissetta e quattro figure allegoriche nella tomba Saetta, presso il Cimitero Monumentale.
Il Biangardi insegnava plastica presso l´ospizio di beneficienza, dove si formarono tanti artigiani locali e godeva di stima e rispetto nella città ed in provincia, ma la vita non gli sorrideva: ad uno ad uno gli morirono i figli maschi e soprattutto nel 1890 morì suo figlio Vincenzo, che non solo aveva ereditato il talento paterno, ma aveva sicuramente superato il padre in quanto studiava meglio le proporzioni dei personaggi e la loro anatomia.
In ogni caso Francesco Biangardi, tempra robusta d´uomo d´altri tempi, continuò a produrre simulacri di Madonne e Santi, Vare e Varette per Caltanissetta, per Mussomeli, per Cittanova, per Vallelunga, per Milena e per altri paesi dell´interno. Il 21 febbraio del 1911 moriva a Caltanissetta. Due giorni dopo sarebbe stato il suo compleanno e avrebbe compiuto la “veneranda” età di 79 anni.


Testo a cura di Rosanna Zaffuto Rovello

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